venerdì 7 dicembre 2012

Bel racconto erotico gay

Racconto erotico gay pubblicato anni fa in rete, adesso lo ripropongo su questo blog: "Il safari è iniziato caro. Sai cosa voglio. Sai cosa desidero. Lo sai, lo so. Vedi, è una questione di idraulica. Di liquidi. Di umori. Si tratta di sopravvivere a questa forza ceca che mi sta piegando le ginocchia. Dalla fame e dalla paura. Certo. Proprio come gli animali. La paura è la mia forza. L'agitazione che scuote il mio corpo è la mia fortuna. Forse anche la tua. Non sono capace di smettere di torturarmi. Ho questo groppo, bello grosso, nello stomaco. È una palla gigantesca. Mi blocca il respiro. Il respiro che è sempre più corto. Questo inplica, ovviamente, una certa qual carenza di sangue al cervello. Oddio, è ovvio, il sangue è da qualche altra parte. Cazzo. Vorrei scuotermi e scorticarmi fino a morire tanto ne ho voglia. Riesco a percepire questo odore acre. È l'odore della mia voglia. Odore del mio imbarazzo e della paura. Della paura. Dell'imbarazzo. Se sono capitato qui, oggi, è perché ho voglia di un nuovo scenario. Di un altro teatro. Sono entrato come una pantera dalla porta principale. No. Non puoi avermi visto. La sofferenza del mio desiderio mi sta cancellando dal mondo. No. Non succederà anche a te. Sta' tranquillo. Sei bello e biondo. La faccia da ragazzino. Troppo fresco per avere paura. Ti osservo e vedo la naturalezza dei tuoi gesti. Non puoi patirne. Non puoi soffrirne. Sei troppo bello. Sei troppo seducente. Anche se sei solo un corpo con cui giocare. Con cui fallire. Dio, divento patetico, in questi momenti. Non credi? Sei stranito, vero? Beh, ti dicevo. Sono entrato con uno scopo preciso. Lo avevo scritto in faccia. Tatuato nei movimenti tossici con cui ho scontrato quella coppia laggiù. Ma neanche loro mi hanno visto. Ho gironzolato intorno. Ho guardato quei maglioni. E so che in quel momento mi hai visto anche tu. Ma non perché riuscissi a penetrare nella mia cortina di angoscia. Ma perché ti ho ingannato. Mi sono reso visibile. Per te. Hai notato i miei movimenti? Il mio fare tranquillo e disinvolto? Ti ho puntato da subito. Ti ho cacciato da subito. Fin da quando ti ho visto qualche settimana fa. Come? Non te ne sei accorto? Per forza. Non mi hai visto. Comunque, questa volta mi hai notato. Sei accorso. Ed io ho vestito il mio volto migliore. Desidera qualcosa? Si, questo mi hai chiesto. Non ricordi. Mmh, si. Senti vorrei provare quei jeans. Ti ho risposto. Li hai presi e me li hai porti. Il tuo occhio da commesso ha indovinato la taglia. Ridi? Rido io che la tua taglia ho sognato. Ho capito subito di che pasta eri fatto. Sai, per continuare a cacciare in savana bisogna avere olfatto. Non so cosa sia. Se la paura o il desiderio smodato che acuisca i miei sensi. Ti ho fatto una domanda strana, poi. Ti ho detto che i jeans li avresti dovuti provare tu. Ma la taglia è sbagliata! Hai esclamato. Non è per me. Devo fare un regalo. Ho detto. Hai sorriso. Sollevato? Deluso? Non so. Ti ho aspettato fuori dal camerino mentre indossavi i jeans aderenti. Li ho scelti apposta. Io non sono il tipo. Troppo demodé per un capo così frizzante ed ingenuo. Sorridevo. Pensando a come ti ha guardato la commessa, la tua collega, mentre ti seguivo verso i camerini. Interrogativa? No, direi piuttosto invidiosa. Hai spalancato la tenda e per un attimo ho rischiato di tornare invisibile. Non ho potuto fare a meno di soffermarmi sul tuo pacco stretto nei pantaloni. Un rilievo nel tessuto blu. Sai cos'è successo in quel momento? La saliva si è staccata dal palato. Mi è scivolata sulla lingua. Ha soffocato i miei pensieri. Ed ho dovuto deglutirla insieme alla mia impazienza. Belli, ma forse sarebbero meglio un po' più stretti. Dice? Vanno stretti, mi hai risposto, ma questi dovrebbero andare bene. No, no. Meglio più stretti. Ho risposto. Li hai cambiati. Hai indossato quelli nuovi con una certa fatica. Ti stavano bene. Anche se forse non usano così. Tra una moda e l'altra non si sa mai cosa vada bene. Questo ti ho detto. Hai sorriso. Però ti stanno bene. Sei arrossito. Però se ti stringono dovresti toglierli. Ti ho incalzato. Sai, mi piacerebbe toglierteli io. Ho detto queste parole. Deciso. Sai quanto tempo è passato prima che riuscissi a dire cose come queste? Non lo immagini? Certo, tu no. Non ne hai mai avuto bisogno. Troppo bello perché ti fosse necessario. Certe cose te le sei sempre sentite dire. Io, invece, ho faticato. Ho sbagliato. Delle volte sono stato pure picchiato. Non sempre il mio radar ci azzecca. Ma non ho mai smesso di provare. La bestia è sempre stata in agguato. Mi ha sempre obbligato a rischiare, come sulla cresta di una montagna. E spesso ce l'ho fatta. Ne sei un'esempio. Non ti scaldare ragazzo. Non ne hai bisogno. Non ti ho certo obbligato io a seguirmi a casa. Mentre aspettavo che finissi il turno, ti ho osservato. Vicino al reparto degli abiti eleganti, certo più adatti ad un invisibile come me, ti guardavo fantasticando. E tu, tu solo, riuscivi a vedermi. Si, vedevo le tuo occhiate. Erano occhiate di un arancio brillante, come di chi è imbarazzato. Ma l'imbarazzo è partorito dall'eccitazione. Si ragazzo, è proprio così. Siamo usciti. Sembravamo amici? No, non credo. Troppo diversi. Troppo rigidi nell'attesa del destino. Il destino che ci ha messo sulla stessa strada. E poi ha incrociato i nostri corpi. Sei molto bello. Bello ed inutile. Come un soprammobile. Non ti offendere. Sta' calmo e fammi parlare. Eravamo in preda ad una frenesia. Ci siamo spogliati. Affamati di una sazietà che, almeno per me, non sopraggiungerà mai. Ho navigato il tuo corpo, esplorandolo. Ma la fretta era troppa. Troppa per dei preliminari che non mi bastano più. Sono serviti solo a renderti utilizzabile. E poi mi sono fatto scopare da te. Quello che desideravo era il tuo cazzo potente dentro me. Non hai fatto fatica ad entrare. Altri lo hanno fatto prima di te. E altri lo faranno dopo. Ho solo goduto del mio essere in tuo potere e, allo stesso tempo, dominare il tuo orgasmo. Ti ho colto di sorpresa. Per questo ti è piaciuto. Sentivo il tuo pezzo di carne infilarsi nell'angolo più profondo. Ti ho urlato di continuare. Mi sono spogliato dell'immagine che ti eri fatto di me e mi sono fatto scopare. Poi. Poi sei venuto, grondando di sborra. E ti ho sentito riempirmi di quel peccato bastardo che mi inchioda. Come vorrei morire, ogni volta. Ti ho sentito allentare la presa e svenire sul letto. Ed io ho rivissuto l'amplesso da tutte le angolazioni. Tutti gli odori, i rumori e la consistenza selvaggia del tuo cazzo-- Cosa vuoi? Si. Puoi andare adesso. Va', va' pure. E prima di uscire prendi cento euro, li trovi nella tasca dei pantaloni. Tranquillo il safari è finito. Adesso tornerò alla solitudine ed alla vergogna. Certo. Prima del prossimo".

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